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Acquisti PA: cosa cambia con il Decreto del 17 marzo

Con l'obiettivo di semplificare gli Acquisti PA orientati alla gestione dell'emergenza coronavirus, il Decreto del 17 marzo ha introdotto una serie di importanti – sebbene temporanei – cambiamenti nel Codice degli appalti. La priorità è stata data alla sburocratizzazione delle procedure di selezione dei partner tecnologici che possono aiutare gli enti pubblici a digitalizzare i processi e a promuovere forme di lavoro agile. Si parla quindi essenzialmente delle soluzioni già citate nel Piano triennale (2019-2021) per l'informatica nella Pubblica amministrazione, con particolare riferimento alla dematerializzazione dei flussi documentali, all'adozione di piattaforme di collaboration e, conseguentemente, allo sviluppo del digital workplace. Per consentire agli enti centrali e locali di accelerare il processo di acquisizione di strumenti e competenze, il Governo ha quindi predisposto all'interno dell'articolo 75 del Decreto legge “Cura Italia” una serie di deroghe, valide per tutto il 2020, alle regole che disciplinano il funzionamento degli appalti nel settore pubblico.

 

Dal 17 marzo priorità smart working per gli acquisti della PA 

Questo significa che da ora fino al 31 dicembre 2020, le amministrazioni possono acquistare beni e servizi informatici, nonché prodotti di connettività, mediante una procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara. Il Decreto raccomanda la scelta di soluzioni preferibilmente basate sul modello software-as-a-service che contraddistingue l'offerta in Cloud, e vincola, come accennato, il procurement a progetti che rimangano nella traiettoria del Piano triennale promulgato dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID). Precedenza quindi agli strumenti informatici che, una volta acquistati e integrati nei workflow delle pubbliche amministrazioni, permetteranno alle organizzazioni di attivare in tempi rapidi programmi di smart working e telelavoro.

Digitalizzazione della PA e smart working

Il distanziamento sociale imposto dalle misure di contenimento del contagio da Covid-19, infatti, avrà ripercussioni sul modo di lavorare anche dopo il superamento della fase acuta dell'emergenza che stanno affrontando i sistemi economici a livello globale. È dunque plausibile che per i prossimi mesi – se non addirittura per i prossimi anni – le amministrazioni che potranno consentire ai dipendenti di lavorare da casa, garantendo loro l’accesso a tutti i servizi, dovranno farlo. D'altra parte, dietro ogni crisi si nasconde anche un'opportunità: le imprese pubbliche e private che sapranno cogliere al balzo l'occasione per digitalizzare i propri processi core godranno di benefici che si estenderanno ben oltre il periodo caratterizzato dal regime di straordinaria amministrazione.

 

Acquisti PA: le nuove regole del decreto “Cura Italia”

Entrando nel merito delle nuove regole, la procedura negoziata – precisa il decreto – dovrà avvenire con la selezione da parte delle amministrazioni aggiudicatrici di un affidatario tra almeno quattro operatori economici. Di questi, necessariamente uno dovrà configurarsi come una “start-up innovativa” o un “piccola e media impresa innovativa”, un soggetto cioè iscritto nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese. Si tratta di un'importante novità che fa spazio, anche nel settore pubblico, ai protagonisti dell'innovazione digitale: con la loro agilità e con una spiccata cultura digitale, le start-up e le PMI innovative hanno tutte le carte in regola per affiancare le pubbliche amministrazioni nell'implementazione di progetti snelli, rapidi e ritagliati sulle specifiche esigenze di ciascun ente, a prescindere dalla sua struttura e dalla sua complessità.

Requisiti per gli acquisti della PA

La nuova procedura consente alle amministrazioni di stipulare il contratto previa verifica antimafia e tramite l'acquisizione di una autocertificazione dei candidati che attesti nell'ordine: il possesso dei requisiti generali, finanziari e tecnici; la regolarità del Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva); e l’assenza di motivi di esclusione, rilevabili nel Casellario Informatico di Anac. Le amministrazioni, infine, sono tenute a trasmettere al Dipartimento per la trasformazione digitale e al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri gli atti con i quali sono indette le procedure negoziate.

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