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Intelligenza Artificiale: attenzione a distinguere l’Innovazione dal Progresso

Il 17 Gennaio a Davos, il Ceo di Ibm Ginni Ronnetty ha rilasciato i “principi di trasparenza e fiducia” della sua azienda nell’era cognitiva.

Un atto dovuto in giorni in cui la tecnologia è radicalmente diversa da tutto ciò che è stato prodotto in mezzo secolo nel settore IT.

AI, Intelligenza Artificiale, la parola più promettente e inquietante si è presa la scena.

“Come per ogni rivoluzione, questa tecnologia porterà con sè molte ed importanti implicazioni.”.

Ma a chi dovrebbe interessare un discorso simile?

L’errore, a mio avviso è quello di confinare tutto nell’ambito IT, dei CIO, dei CTO, degli IT manager appassionati ed avvezzi alla tecnologia.

In realtà riguarda tutti. Davvero tutti.

Facciamo un passo indietro nella storia.

L’Intelligenza Artificiale è apparsa prima ancora che esistesse; l’idea che i robot potessero sostituire gli esseri umani sul posto di lavoro risale agli scrittori di fantascienza di oltre cinquant’anni fa.

Ma già si percepiva che l’ipotesi non sarebbe stata poi così irreale.

Nel 1946 ad esempio, il presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson creò una commissione nazionale per esaminare l’impatto dell’automazione per l’economia e l’occupazione.

L’automazione dovrebbe essere vista come un alleato, non un nemico, ha detto: “Se abbiamo capito, se la applichiamo bene, l’automazione non sarà un distruttore di lavoro o causa di una famiglia sfollata. Invece, aiuterà a rimuovere ottusità dal lavoro dell’uomo e fornire più di quanto l’uomo abbia mai avuto prima “.

Bene, con parole diverse, Ginni Rometty, Presidente e CEO di IBM, si è sentita in dovere di ribadire lo stesso concetto. Siamo davvero di fronte a qualcosa di straordinario e sta a noi decidere se sarà il modo per avere più di quanto abbiamo mai avuto o dovremo pentircene.

Qualcuno già propende per la seconda ipotesi.

Ad esempio 34 impiegati di una società assicurativa giapponese, lasciati a casa proprio in favore del sistema Ibm Watson.

Cosa penseranno adesso queste persone?

Persone. Ecco la parola magica che non a caso abbiamo voluto vicino alla nostra azienda. (Teleconsys, persone con soluzioni!)

Il vero modo per sfruttare la tecnologia, qualsiasi tecnologia, è quello di ricordare che le persone sono e devono rimanere al centro di tutto.

Va bene sfruttare le tecnologie innovative per aumentare la produttività (non sfruttare le persone), eliminare gli sprechi (non i posti di lavoro), aumentare l’efficienza (non mortificare l’esistenza), diminuire i consumi (ma anche le ore di lavoro), far aumentare i profitti (ma anche rendere il nostro mondo più sostenibile), rendere i sistemi più sicuri (con un occhio anche alla sicurezza di chi lavora).

Insomma ci piace la tecnologia e l’innovazione che essa porta ma se non rende la vita delle persone più bella, piena e più sicura allora è solo una parola da comunicato stampa.

Perché se la tecnologia non migliora la vita delle persone… beh sarà anche innovazione ma non è progresso.

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